Sorelle dei Poveri

di Santa Caterina da Siena

La realtà a volte, ci riserva tante sorprese

Una vita spessa o sprecata?

Il 2 febbraio, nella quale si celebra la presentazione di Gesù al Tempio, si sono riunite le varie consorelle e confratelli con lo scopo di festeggiare il giorno dedicato alla vita consacrata.

Partecipando anche io al pranzo comunitario, ai festeggiamenti e alla celebrazione della Santa Messa, mi sono resa conto che la vita religiosa non è come generalmente tutti credono che sia.

Molti sono convinti che scegliere la via del Signore, voglia dire vivere una vita di stenti e privazione, ma in realtà non è affatto così. Scegliere un tipo di vita religiosa, seguire il percorso per diventare suora o frate, significa soltanto adottare uno stile di vita semplice, senza tutti quei fronzoli e quegli eccessi che talvolta incorniciano la nostra vita ma che in realtà non sono indispensabili. Le religiose vivono guardando alla semplicità della vita, concentrandosi su ciò che è davvero importante. La loro anima è rivolta verso Dio per una crescita spirituale, attraverso la preghiera seguita da buone azioni, in questo si sentono appagate.

Come ogni cosa nella vita, la scelta monastica è una vocazione, esattamente come lo è fare l’avvocato, il medico o l’insegnante. Chi sceglie di diventare suora o frate si sente realizzato nella vita proprio come lo è chi ha intrapreso una strada diversa, perché ha risposto alla chiamata del Signore.

Un’altra cosa molto bella che ho notato durante il pranzo è stato il senso di comunità che si crea all’interno delle congregazioni. Le suore durante il pranzo, nonostante provenissero tutte da diverse parti del mondo, nonostante la barriera linguistica e culturale che molte volte può limitare noi esseri umani, parlavano e scherzavano tra di loro a volte anche cercando di apprendere nomi stranieri e dunque condividendo quella differenza. Quel pranzo mi ha ricordato molto le serate che passo con le ragazze della Residenza Savina Petrilli di Siena, a cena.

Alla fine, non c’è nulla di diverso tra noi e loro: come noi ragazzi ci raduniamo per mangiare qualcosa insieme e parlare amichevolmente, sorridendo e facendo battute alcune volte, anche le suore hanno lo stesso atteggiamento nostro e molto spesso la gente non lo vede perché è limitata dagli stereotipi che ormai sono ben radicati all’interno della nostra società, ma che dovremmo abbattere.

Un’altra cosa affascinante è che proprio questi muri che si potrebbero creare all’interno delle congregazioni per cause culturali, alla fine crollano, perché c’è una sola cosa, ma fondamentale che le unisce: la fede. La fede non è solo quel qualcosa che le persone religiose hanno per credere in un’entità superiore. È quella cosa che serve per creare quel senso di comunità, di legame e di affetto che unisce tutte queste persone non curante delle differenze di ciascuno.

Dopotutto la differenza non può essere mai cattiva: ci aiuta a crescere, a migliorarci, anche idee contrastanti ci formano. A volte una persona ha bisogno in modo particolare di un’altra persona accanto a sé diversa, l’importante è l’affinità che si crea tra le due.

La vita delle suore non è una vita di appagamento solo perché si è seguita una vocazione a parer mio. È una vita soddisfacente perché il compito di persone religiose è anche quello di aiutare gli altri, di badare ai bambini o di curare gli anziani. È una strada che ti porta a stare vicino al prossimo e una persona di buon cuore non può che sentire una felicità nell’anima nel fare ciò. Sente il suo cuore illuminarsi di gioia e ciò la sprona anche a voler aiutare maggiormente perché sa che man mano che farà qualcosa di buono per qualcuno lo farà col sorriso.

Dunque, in conclusione, posso affermare che oggi ho osservato un tipo di vita gioiosa e divertente, dedito alle attività più virtuose che esistano. Tante volte dall’idea comune nasce una visione collettiva di chi desidera intraprendere questa vita, inquadrata in schemi fissi, una visione quasi “ottusa”, senza considerare che ciò che sentiamo e ciò che vediamo con i nostri occhi, spesso non coincide. La realtà a volte, ci riserva tante sorprese.

Flavia Fulgione
Flavia Fulgione

Nata a Eboli, provincia di Salerno, Italia il 24 Ottobre 2002. Universitaria di Lettere Moderne